18-07-2021 Fedez e Zan: LASCIATE STARE I BAMBINI! (Giuseppe Povia)

Povia tuona contro il ddl Zan e si schiera, come sempre, a difesa dei più deboli: i bambini.
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2 thoughts on “18-07-2021 Fedez e Zan: LASCIATE STARE I BAMBINI! (Giuseppe Povia)

  1. L’ASSALTO LGBT AI BAMBINI E IL DOVERE DEI PASTORI…del Giovane PreteCaro Aldo Maria, vorrei condividere con te altri pensieri legati alla questione Lgbt e all’attacco ideologico dell’Unione europea, di cui fa parte anche la nostra povera Italia, contro il premier ungherese Orban.
    Abbiamo visto che il motivo sostanziale degli strali di Bruxelles contro la nazione magiara può essere riscontrato nella scelta di quest’ultima di difendere i minorenni dalla avances della propaganda omosessualista e genderista.
    Eccoci al punto chiave: i bambini, i ragazzini.
    Non è un mistero che il movimento gay abbia storicamente avuto numerosi momenti d’incontro con il movimento pedofilo, come attesta la vicenda del Nambla (North America Men-Boys Love Association), l’organizzazione militante pedofila costituitasi nel 1979 con l’obiettivo di abolire il divieto di rapporto sessuale tra adulti e fanciulli, per anni accolta nell’Ilga (International Lesbian and Gay Association), potente organizzazione che riunisce quasi quattrocento associazioni gay in tutto il mondo.
    Al di là di questa rievocazione storica, pur significativa, sono anni che davanti ai nostri occhi vediamo allungarsi gli artigli delle istituzioni mondiali ed europee sui più piccoli. Vorrei ricordare alcuni esempi per rispolverare la memoria.
    a) Il documento emanato dall’Oms, Standard per l’educazione sessuale in Europa sull’educazione sessuale infantile. In esso, i giovani sono divisi in fasce d’età (0-4 anni, 4-6, 6-9, 9-12). Prendendo solo le fasce da 0 a 6 anni, prevede l’introduzione alla masturbazione precoce, la capacità di identificare i genitali fino al dettaglio, il gioco del dottore, la naturalità dell’omosessualità e l’identità di genere.

    b) I programmi di educazione affettiva e sessuale nelle scuole, spesso affidati ai movimenti gay. In l’Italia l’esempio più clamoroso fu nel 2013 la distribuzione dell’opuscolo didattico per le scuole elementari, medie e licei Educare alla diversità a scuola, finanziato dal governo Letta e poi ritirato per la protesta dei genitori.

    c) I legami poco trasparenti, per usare un eufemismo, tra alcuni servizi sociali, partiti ed istituzioni, che hanno generato i casi terribili e drammatici dei “Giovani diavoli della bassa modenese” e poi di Bibbiano.

    d) Il continuo accreditamento del Circolo Mieli, presso il Miur, nonostante le polemiche che spesso lo interessano. Questo circolo di cultura omosessuale di Roma prende il nome da Mario Mieli, il quale negli anni Settanta nel suo testo più famoso, Elementi di critica omosessuale, scriveva: “Noi checche rivoluzionarie sappiamo vedere nel bambino non tanto l’Edipo o il futuro Edipo, bensì l’essere umano potenzialmente libero. Noi sì, possiamo amare i bambini. Possiamo desiderarli eroticamente rispondendo alla loro voglia di Eros, possiamo cogliere a viso e a braccia aperte la sensualità inebriante che profondono, possiamo fare l’amore con loro. Per questo la pederastia è tanto duramente condannata: essa rivolge messaggi amorosi al bambino che la società invece, tramite la famiglia, traumatizza, edu-castra, nega, calando nel suo erotismo la griglia edipica”.

    e) le continue proposte in salsa Lgbt di classici Disney, di film e serie tv per teenager, caricate sulle piattaforme tipo Netflix, molto amate dai ragazzi.

    Oggi l’agenda omosessuale ha già ottenuto tutti i diritti immaginabili, ma possiamo amaramente constatare come non bastino mai. Attraverso la demonizzazione di Orban (curiosamente chiamato “orco”, proprio lui che i bambini li vuole difendere!) vogliono esplicitamente avere l’accesso indiscriminato, legale e senza controlli, ai nostri bambini. Questo deve suonare come un campanello d’allarme per tutti i genitori, che si devono svegliare dall’indifferenza e dal torpore con cui assistono inermi alla crescita dei loro figli, sottoposti quotidianamente a una martellante propaganda tesa ad allontanarli sempre più dalla verità della loro natura e dalla vocazione all’amore che essa custodisce.
    Infine, una parola sulla Chiesa: dopo anni di martellamento massmediatico contro gli abusi perpetuati da alcuni sacerdoti, potrebbe essere questo il momento del grande riscatto. Sogno una Chiesa che si liberi dalla preoccupazione di piacere al mondo, ai banchieri, al Corriere della sera e a Repubblica… Non c’è niente da fare: Cristo è stato crocifisso e la storia non può più cambiare. TRA CHIESA E MONDO NON POTRA’ MAI ESSERCI UNA “SIMPATIA IMMENSA” ( anche, per esempio, il bambino ha simpatia dei genitori quando questi gli dicono sempre SI’ per soddisfare i suoi desideri… e averlo sempre tranquillo ma poi…ndr) Dobbiamo farcene una ragione. È stato inutile lisciare il pelo ai potenti nella speranza che ci trattassero meglio. Sono persone che bisogna chiamare con il loro nome: anticristi, adoratori della morte in tutte le sue forme.
    Come pastori è nostro compito avvisare dei pericoli, pagando anche di persona se necessario, ma occorre fare di tutto per proteggere i più piccoli e accompagnare i genitori nella difficile sfida educativa che li attende: “Con le nostre mani, ma con la tua forza Signore”.
    https://www.aldomariavalli.it/2021/06/30/lassalto-lgbt-ai-bambini-e-il-dovere-dei-pastori/

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    LA VIOLENZA GENDER AI BAMBINI PASSA DALLE FIABE…Ammettiamolo. L’omosessualità è stata ormai ben digerita dai più, a parte il solito sparuto gruppo di cattolici radicalizzati. Ed anche la transessualità è ormai percepita come fenomeno normale, tanto quanto la neve d’inverno sulle montagne. Forse qualche fastidio in più la dà invece l’idea che ci siano bambini transessuali. Questo dovrebbe essere il prossimo tabù da infrangere a detta della docente universitaria svedese Susanne Pelger: «Il tema delle coppie omosessuali è diventato ormai mainstream, mentre quello dei bambini transgender è ancora tabù nella società». Già avevamo avuto modo di dimostrare che quando qualche genitore manifesta preoccupazioni in merito all’identità sessuale del figlio, quelli che hanno davvero dei problemi sono i genitori e ciò che deve destare preoccupazione non è tanto e prima di tutto il comportamento dei figli, bensì il tipo di educazione impartita dai genitori.
    Rimanendo in tema di preoccupazioni la prof.ssa Pelger si sta battendo per un causa (ig)nobile. Non solo vuole far accettare la transessualità ai bambini, ma vuole indurli a diventare baby-trans. Il mezzo per soddisfare questo intento è sempre il solito: le fiabe. Ecco allora che la Pelger ha dato alle stampe un libro illustrato dal titolo Hästen & Husse (Il cavallo e la casalinga) destinato ai bambini dagli zero ai tre anni e che sta avendo una certa diffusione in Svezia. La Svezia è il paese dove ti multano se sbagli il pronome di un transessuale e dove i bambini e le bambine all’asilo vengono indicati dal pronome neutro “hen”.
    La fiaba Hästen & Husse  racconta di due personaggi. Da una parte abbiamo un cavallo che si crede un cane. Eccolo allora scodinzolare, rosicchiare ossi, inseguire gatti, giocare a palla e porgere alla padrona il guinzaglio speranzoso che lo porti fuori a fare un giretto. L’altro personaggio è la padrona, che in realtà è un lui che quando fa ritorno a casa si mette la gonna e il rossetto e lavora a maglia. A margine: se la fiaba avesse raccontato che a mettersi rossetto e gonna era una donna e non un transessuale, subito tutti avrebbero gridato allo “stereotipo di genere”, aggravato dal fatto che la donna era pure una casalinga. Inoltre, a rigore e secondo il politicamente corretto, un transessuale che vuole fare la donna, dovrebbe comportarsi da uomo, non credete? Altrimenti scadrebbe negli usuali stereotipi sessisti. I soliti cortocircuiti ideologici.
    Torniamo a Il cavallo e la casalinga. L’espediente narrativo presente in questa fiaba è evidente e la Pelger non vuole certo tenerlo nascosto: se i bambini vedono che un cavallo può comportarsi senza problema alcuno come un cane, parimenti potranno accettare che un maschietto si possa comportare come una femminuccia. Perlomeno, aggiungiamo noi, il cavallo non si comporta da cagna. E’ già qualcosa.
    Molti di voi conosceranno, almeno per sentito dire, il titolo di un famoso libro dell’altrettanto noto neurologo Oliver Sacks: “L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello”. Il titolo rimanda ad un caso clinico capitato realmente al dott. Sacks. Un signore, che di professione faceva il musicista, era affetto da un disturbo neurologico che gli rendeva impossibile riconoscere l’identità delle cose, ossia assegnare agli oggetti e persone il loro significato oggettivo. E così un giorno aveva scambiato la testa della moglie per un cappello. Ed era talmente convinto che la testa della consorte fosse un cappello che, di fronte allo stesso Sacks, aveva cercato di calcare il capo di lei sulla propria testa, come fosse stato un borsalino. Altra peculiarità di tale disturbo stava nel fatto che il musicista era assolutamente inconsapevole di questo suo disordine cognitivo. Conduceva una vita quasi normale, a parte una costellazione impressionate di gaffe e di incidenti a volte pericolosi (provate voi a scambiare il rasoio per lo spazzolino).
    Ecco, per la psichiatria chi non riconosce la realtà per quello che è, di certo ha qualche problema. E così se io mi credo Napoleone sicuramente ben pochi saranno disposti a rispettare la mia identità fittizia. Non così invece accade per i sostenitori della teoria del gender i quali, al pari del musicista che scambiava la moglie per un cappello, scambiano il sesso maschile con quello femminile e viceversa, ma a nessuno verrebbe in mente di farli distendere sul  lettino di uno psichiatra. C’è poi da aggiungere che anche loro, al pari del signore di cui sopra, sono arciconvinti di stare nel giusto e quindi non si accorgono del loro errore – vogliamo essere indulgenti – di percezione. Costoro però non vengono definiti pazzi, ma difensori delle libertà civili. 
    Coerenti con questo disturbo percettivo tutta la realtà inizia a modificarsi ai loro occhi. E in tal modo un cavallo può non solo comportarsi come un cane, ma esserlo per davvero se l’animale ci crede abbastanza. Di questo passo potremmo buttarci dalla finestra se pensiamo di essere uccelli e vivere 300 anni se crediamo di essere una quercia. In bocca al lupo (che si crede un agnello).
    L’operazione ben poco fiabesca della Pelger è pericolosa non solo perché inocula nelle immacolate menti dei bambini-neonati il germe della follia genderista, ma perché spalanca le porte anche alla pedofilia. La docente svedese spiega che, dopo aver raccontato la fiaba de Il cavallo e la casalinga, chiede ai bambini “se gli uomini possono mettersi il rossetto e portare la gonna”. I piccoli “mi hanno risposto: ‘Sì’. Ognuno è come si sente di essere. Questa è la cosa migliore”. La Pelger quindi sosterrebbe questa tesi bislacca: se un bambino ti dice che il transessualismo è cosa buona, allora lo è davvero, dato che i bambini sono le creature più innocenti che esistono e non possono mentire. Ma l’innocenza può essere violata, come ha fatto la Pelger. Infatti i bambini prendono per oro colato ciò che viene raccontato dai grandi. Se raccontate loro che esiste l’unicorno, quasi tutti i bambini ci crederanno. Ma questo non vuol dire che esista davvero l’unicorno.
    Qui sta la chiave per aprire alla pedofilia: l’affidamento dei bambini verso i grandi per validare le condotte degli adulti sui bambini stessi. Detto in modo meno criptico, se puoi convincere i bambini a credere che non c’è niente di sbagliato nel fatto che un uomo si comporti da donna, puoi anche convincerli che non c’è niente di sbagliato nel fatto che un adulto li tocchi. 
    Forse è tempo di tirare fuori dal baule le vecchie fiabe sugli orchi.

    https://lanuovabq.it/it/la-violenza-gender-ai-bambini-passa-dalle-fiabe

  2. ALTRO CHE “DEMOCRATICO”. COSI’ ZAN IGNORA IL DIALOGO CON LE ASSOCIAZIONI DELLE FAMIGLIE…L’appello delle 79 associazioni contro il ddl Zan è stato completamente ignorato dal suo relatore. La lettera era stata presentata il 1° luglio in Senato e distribuita a tutti i parlamentari. Al relatore del disegno di legge sull’omofobia, Alessandro Zan, il testo era stato consegnato personalmente da uno dei genitori ma il deputato dem si è rifiutato finanche di leggerlo.
    «Zan non ha inoltre accettato di rispondere alle domande rivolte dai genitori presenti all’uscita del Senato. Ci ha negato il confronto», ha riferito ad ADN Kronos, Giusy D’Amico, presidente di Non si tocca la Famiglia, una delle associazioni firmatarie assieme a Pro Vita & Famiglia.
    Davanti a Palazzo Madama, la D’Amico ha affrontato vis-a-vis l’onorevole Zan. «Come la mettiamo con quei paesi che hanno capito quale danno enorme è stato causato attraverso l’identità di genere?», ha domandato al parlamentare con riferimento alle transizioni di genere praticate sugli adolescenti. Zan ha risposto: «La legge non c’entra nulla con questo, stiamo parlando di lotta alle discriminazioni e di violenze». Conversando con un giornalista, il deputato dem ha insistito sulla necessità di approvare il suo disegno di legge in nome dei «diritti umani». «Ma i diritti dei bambini?», ha commentato Giusy D’Amico, rimanendo completamente ignorata. Eppure, ricorda la stessa D’Amico sul suo profilo Facebook, c’è un video in cui Zan afferma che «la legge servirà ai bambini per poter effettuare una transizione di sesso per chi non si percepisce secondo la sua identità biologica di nascita».
    Di seguito la D’Amico ha provato a confrontarsi con la senatrice Monica Cirinnà: «Perché le femministe, che sono tutte di sinistra e che hanno a cuore i diritti delle donne… perché in questo caso vi siete dimenticati il vostro trascorso?». «Lei parla di una parte di mondo [femminista, ndr] che si è espresso contro, le posso fare 50mila nomi…», ha risposto la senatrice. Giusy D’Amico insiste, indicando una parte consistente di femministe, un tempo schierate sulle posizioni della sinistra arcobaleno, che ora denunciano l’«incostituzionalità’» del ddl Zan. «Perché avete negato il confronto?», domanda. La Cirinnà, da parte sua, replica nascondendosi dietro il giuridichese: «Il principio di tassatività fa parte di alcune regole che il diritto penale e la procedura penale insegnano – ha affermato la senatrice –. Quello che non viene nominato in una legge, di fatto non esiste. Credo che l’esistenza dell’identità di genere e la sua differenza con l’orientamento sessuale vada stabilita. Siccome già esiste questa definizione nelle sentenze della Corte Costituzionale, si può essere d’accordo o non d’accordo ma ci sarà sempre un magistrato che l’applicherà».
    È la conferma di quanto noi di Pro Vita & Famiglia andiamo ripetendo da tempo: in tema di omotransfobia, la sinistra continua ad evitare il confronto. I sostenitori del ddl Zan, in particolare, non vogliono confrontarsi né con le opinioni contrarie alle loro, né con i fatti. Se però, le opinioni contrarie possono anche essere messe a tacere, i fatti prima o poi parlano. E presentano un conto salato a chi li contraddice (d’altronde come si dice “hanno paura di ricevere il sale sulla loro coda” perché altrimenti si scopre l’inganno… “cioè IL VERO FINE…” della legge stessa… ndr)

    https://www.provitaefamiglia.it/blog/altro-che-democratico-cosi-zan-ignora-il-dialogo-con-le-associazioni-delle-famiglie

    https://youtu.be/isfRW1ECyt0
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    Ecco come le drag queen educano i bambini…
    https://youtu.be/rKh6YzC9LvE

    I bloccanti della pubertà sono pericolosi!
    https://youtu.be/_M7owRh3l-Q

    Ecco i discorsi d’odio di chi sostiene il ddl Zan
    https://youtu.be/md375FZg_vA

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